Patagonia

Rientro da tre settimane tra Argentina e Cile. Di nuovo quella piacevole sensazione di non sapere in quale giorno della settimana ci si trova. Tanti chilometri a piedi nonostante le mie ginocchia, ma non solo trekking.

Interessante la penisola di Valdes anche senza la presenza di orche e balene. In questo periodo la fanno da padroni gli elefanti marini (giganteschi e sempre impegnati a ricoprirsi di sabbia). Punta Tombo con le sue centinaia di migliaia di pinguini e il museo paleontologico intitolato ad Egidio Feruglio di Trelew giustificano ampiamente i giorni spesi in questa zona. Ushuaia, in sè, si è rivelata piuttosto deludente. Emozionante la navigazione nel canale di Beagle, con il catamarano sferzato dal potente vento patagonico.  Piacevoli i tragitti in bus con i continui attraversamenti della frontiera tra Argentina e Cile. Il parco nazionale “Torres del Paine” è semplicemente indescrivibile. Non so scegliere tra il Glaciar Grey, il “Cuerno Grande”, le “Torres del Paine” ahimè avvolte dalla nebbia ed il colore del lago Pehoe. Non dimenticherò il vento che sembrava voler strappare via la tenda e il risveglio in mezzo al vociare delle altre persone provenienti da tutto il mondo. Ritrovo il piacere del kayak, non nel golfo del Tigullio ma nel Lago Argentino, ai piedi del ghiacciaio Viedma. Ricorderò anche la mia prima esperienza con i ramponi, sul celeberrimo Perito Moreno, immenso e dalle molteplici sfumature azzurre. Fantastica è anche El Chalten, paesino che sembra resistere al turismo di massa, con il Fitz Roy che la prima sera si concede per qualche ora per poi nascondersi nuovamente nella nebbia nei giorni a venire. E poi di ritorno a Buenos Aires, dove le pizzerie riportano l’ora di Genova a fianco a quella di New York e a quella della capitale argentina.